Moto in Fuoristrada

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Report Giro concluso            

 

                               Report Tour TranSibillina - Sabato 3 Maggio 2008

                                               Di Gino Chiuppesi

Premessa: Premetto che il Parco Naturale dei Monti Sibillini l’ho girato tutto a piedi diversi anni fa, praticando Trekking con la sola cartina dei sentieri scala 1:25.000, dormendo in tenda e arrangiandomi con i viveri per intere settimane. In particolare ricordo la percorrenza del “Grande Anello dei Sibillini” un circuito escursionistico realizzato e segnalato dall’Ente Parco. E’ una sorta di contenitore all’interno del quale si può trovare quanto di meglio la natura e la storia possa offrire. Lungo oltre 110 Km, riuscii a percorrerlo in 10 Giorni con una media di oltre 10 Km al Dì. Un’Avventura a dir poco fantastica fatta quando ero giovane e incosciente, ma che mi sono ripromesso di fare prima o poi, magari non da solo come la prima e unica volta e diradando di parecchio il pernottamento in tenda visto che di notte mi sono letteralmente cagato sotto dalla paura e dal freddo, cosa che sicuramente ora non riuscirei a sopportare per così lungo tempo. E’ per tale motivo che questo Tour non è un Tour come tanti altri per me, ma ha un valore incalcolabile essendo appassionato di Scrittori, Cavalieri Erranti e Poeti che resero i Monti Sibillini una leggenda.

In passato ho letto tutto quello che trovavo sui racconti tradizionali che furono tramandate di Padre in Figlio e di generazioni in generazioni. Addirittura feci anche un corso di parapendio proprio nel Pian Grande solo per vedere questi posti dall’alto. Ripeto, ero Giovane e parecchio incosciente allora. In fin dei conti questi luoghi mi hanno sempre affascinato e non ho mai capito il perché. Sono stato almeno una decina di volte a visitare il Lago di Pilato, una salita massacrante per chi non è allenato, ma anche una sensazione indescrivibile una volta arrivato a destinazione. Sono sempre andato da solo e non ho mai trovato nessuno a visitarlo, l’emozione della prima volta, che parte dal Rifugio Zilioli e aumenta andando avanti, si ripete quando torno, non cambia mai! Qualcosa di unico che con le parole non riesci a spiegare, una cosa che nasce dal Cuore. Tanto per darvi un’idea vi dico che appena passato il Rifugio Zilioli entro a far parte della leggenda pure io, sentendo nel silenzio assordante ciò che ho letto nei libri con una leggera tremarella alle gambe e stolzando al più piccolo rumore. Spero proprio che non mi prendiate per matto, ma questo è quello che provo.

Venerdì 2 Maggio 2008: Nella settimana precedente al Tour ben quattro Partecipanti si ritirano per diversi problemi: Domenico rompe la Moto, Masnik si fa male alla schiena, Paisanello ha un improvviso quanto tragico lutto in famiglia ed infine Xrman viene fermato per un malanno improvviso di un parente. Tutti e quattro mi telefonano immediatamente ed io provvedo a rimpiazzarli con i due Marco e Pinto provenienti da Roma ed Antonio da Terni. Intorno a metà settimana sento Gino, il Gestore del Rifugio, e Nuvola per le ultime notizie; tutto bene, sembra che il Meteo sia favorevole ! La mia Avventura inizia Venerdì 2 Maggio alle 14:30 quando parto da Celle sul Rigo direzione Rifugio degli Alpini in località Forca di Presta passando per Perugia, Foligno, Spoleto, Norcia ed infine, sfiorando Castelluccio, arrivo a destinazione dopo un trasferimento di circa 200 Km. Sono le 17:30, ma non faccio nemmeno in tempo a scaricare i bagagli che arrivano Enrico e Giulia partiti prima di mezzodì da Castelnuovo in Val di Cecina in provincia di Pisa.

La temperatura è alta, saremo intorno ai 7/8 gradi, ma il Monte Vettore è coperto da una fitta nebbiolina che con il passare delle ore tende a scendere fino i circa 1600 m del Nostro Rifugio. Arrivano da Imola Renatone, Elver e Mao, poi eccoti Gianluca ed Ivan da Roma e il grande Signo dal lontanissimo Mestre. S’è sgranocchiato la bellezza di 500 Km di trasferimento solo andata. Il sole tramonta e un vento gelido di tramontana ci ricorda che stiamo in alta montagna. Verso le 20:00 sono arrivati quasi tutti, mancano solo Loris e Laura di cui non ho nessuna notizia in quanto il mio cellulare non prende nel Rifugio. Alle 20:30 si Cena, Loris arriva intorno alle 21:00, ma di Laura nemmeno l’ombra. Esco e salgo sulla collina che sovrasta il nostro riparo per telefonarle; non si vede nulla, una fitta nebbia, una tramontana da paura che fischia come fosse viva e l’ombra del Vettore che intravedo mi mette un po’ di soggezione, un po’ parecchia diciamo, visto che conosco molto bene le leggende di questi luoghi.

Leggende: Sotto la cresta del M.Vettore nella parte occidentale a 1940 metri di altitudine si trova il Lago di Pilato, poco distante dal Rifugio in cui pernottiamo. Di origine glaciale, varie sono le leggende sul lago: la prima e più antica lo descrive come un lago, che fin dalla notte dei tempi, era consacrato ai diavoli che vi abitavano, nessuno poteva avvicinarsi eccetto i negromanti, successivamente fu costruito un muro di cinta, perchè nessuno, neppure i negromanti, potevano accedervi. La città di Norcia per evitare di essere distrutta dalle tempeste, doveva ogni anno scegliere un suo abitante e gettarlo in pasto ai demoni del lago, che famelici subito lo sbranavano, si narra che un prete, sorpreso lassù da alcuni montanari durante i suoi esercizi negromantici, fosse stato condotto a Norcia e quindi, torturato e bruciato vivo e come un altro per lo stesso motivo, fosse stato fatto a pezzi e gettato nel lago.

Nella tradizione popolare il Lago di Pilato, è stato ed è considerato un luogo magico e misterioso. Prende infatti il suo nome da un’altra leggenda secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio perchè ritenuto colpevole della crocifissione di Cristo. La pena non fu solo questa, ma anche la mancata sepoltura del suo cadavere. Il corpo, chiuso in un sacco, venne affidato ad un carro di bufali lasciati liberi di peregrinare senza meta e sarebbe precipitato nel lago dall'affilata cresta della Cima del Redentore. Anche per questo il Lago è stato considerato luogo di streghe e negromanti, tanto da costringere le autorità religiose del tempo a proibirne l'accesso e a far porre una forca, all'inizio della valle, come monito. Intorno al suo bacino furono alzati muri a secco al fine di evitare il raggiungimento delle sue acque. Nel Museo della Grotta della Sibilla, presso Montemonaco, è custodita una pietra scura, detta "La Gran Pietra", che reca incise lettere misteriose e rinvenuta nei pressi del Lago. Secondo la leggenda questo sarebbe il lago Averno da cui si entra nel mondo degli Inferi.

La Notte: Comunque sia c’ho paura e anche parecchia! La Romana è partita tardissimo e arriverà intorno alle 23:00. Finito di Cenare si chiacchiera ed i primi Talebani vanno a dormire in una camerata di 12 letti a castello più uno singolo dove si è sistemato il Licantropo. Chi si rifà il letto e chi il sacco lenzuolo, qualcuno tira fuori dei tappi per le orecchie, chissà come mai ? Rimaniamo in 4/5 a chiacchierare quando alle 23:30 risalgo sopra la collina richiamando la Donzella ritardataria, ma la Signora è ancora lontana, sembra nei dintorni di Norcia. Ridiscendo con le orecchie congelate dalla tramontana e una discreta battarella al cuore, causata dalla paura d’incontrare qualche demone in cerca di facili prede. Tra una chiacchierata e l’altra arriviamo alle 01:30 e di quella “disgraziata” manco un messaggio, niente! Risalgo sulla collina congelandomi come un ghiacciolo e con le palpitazioni oramai fuori controllo, ma il telefono della Donzella non prende oppure è spento, boh, che si fa ?

Decidiamo di andare a dormire, non prima, però, di essere salito nuovamente sulla collina per inviargli un Sms che diceva più o meno così: “Laura, miseria ladra, ma dove caspita sei andata a finire ? Noi siamo al Rifugio…siamo in pensiero” Vado a dormire e poco dopo, in dormiveglia, sento il clacson di un’auto che suona, li per li non riesco a capire poi balzo in piedi e scendo di corsa. Apro la porta e con mio grande sollievo vedo la Donzella sana e salva, ma sento freddo, come mai ? Ah si, sono sceso con la sola maglietta a maniche corte e la felpa tra le mani. M’infilo subito la maglia e chiedo come mai avesse il cellulare spento, dice che ha esaurito la batteria, vabbè, l’importante è che sia arrivata. Salendo la scala di legno si sente sempre più forte il rumore inconfondibile di un Licantropo che russa come un Animale inguastito!

Accendiamo la luce nella camerata costatando che non dorme quasi nessuno. Renzo e Giulia sono in preda ad una crisi di nervi, Ivan dalla disperazione c’ha su le cuffie della radiolina, Enrico si rigira nervosamente, Elver fa notare che non è lui il Lupo Mannaro inguastito, Mao e Gianluca dormono come ghiri, ma come faranno, boh, mistero visto che trema pure il pavimento! Intanto che la ritardataria si mette il pigiamino io gli rifaccio il letto e con tutto questo trambusto la Belva si rigira nel letto ribaltando pure il cuscino, ma, come per magia, la quiete investe tutta la camera. Spengo la luce e dopo due secondi ricomincia un orribile ululato da far impallidire Pilato, la Strega Sibilla, i Demoni e tutto l’Inferno compreso il Diavolo e la Versiera.

La mattina di Sabato 3 Maggio 2008: Alla mattina a colazione vedo le facce di Renzo e Signo sconvolte, poi arriva Renatone tutto pimpante, che non abbia sentito quella Belva inferocita ? Esco fuori dal Rifugio e rimango colpito dalla bellissima giornata e i bellissimi panorami che mi si prospettano davanti. Non c’è una nuvola in cielo manco a cercarla col cannocchiale e alle 09:00 del mattino, a 1600m di altitudine, ci saranno come minimo 10 gradi! Più fortunati di così non si può. Foto di Gruppo ed i 14 partecipanti che hanno pernottato al rifugio scaldano i motori. Beh, il mio Kle non parte, miseria ladra, se mi vede qualcuno mi sputtanano fino a Natale prossimo. Zitto zitto spingo l’indistruttibile Kawasaki fino alla prima discesa e salgo in groppa. Brooooooommmmmmm, finalmente, figuraccia risparmiata, ma borbotta male che caspita gli è preso? Scoprirò poi, sempre zitto zitto, di aver rotto il filo dello starter/aria, poco male fortunatamente!!

Siamo pronti per il trasferimento dal Rifugio a Castelluccio di Norcia quando la Tricker di Laura non parte, ha la batteria ko. Eh, vabbè, avevo appena fatto partire il Kle in discesa, monto in groppa alla bicicletta Tricker e in un minuto l’accendo come per magia. Tiro l’aria e riconsegno la motoretta alla proprietaria. 2 Km e la Tricker è di nuovo ferma! Picchia e mena aveva l’aria ancora tirata, si toglie, ma non parte lo stesso. Gira, guarda, aripicchia e mena, studia, smoccola, poi qualcuno dice a Laura se c’ha la benzina nel serbatoio e lei: “Si si, eeee, c’è c’è, sono sicura!” Le ultime parole famose, Pinto controlla e sta a secco!! Con la poca Benza in riserva si arriva a Castelluccio, Renato ha con se un recipiente di nailon con un tubicino, io non dico nulla, ma a me pare sia un catetere uguale a quello che usava mio Nonno con problemi alla prostata!! Stefano fa il cavaliere offrendosi di donare qualche litro di benza dal serbatoio del suo Transalp.

Enrico prova senza successo ad aspirare dal tubicino, allora provo io: un bel tiro e n’altro po’ m’imbriaco con i vapori della benza che arrivano fino dentro allo stomaco, ma sta benzina non sale, possibile ? Ognuno dice la sua, si controlla se il tubo è bucato, ma niente, poi Enrico dice che bisogna tagliarlo, è troppo lungo e non si riesce a caricarlo. Ok, proviamo! Il tubicino viene tagliato a metà, come prima faccio un bel tiro e stavolta il tubicino si carica, eccome se si carica, mezzo bicchiere di benza me lo bevo tutto dun fiato !! Mi sento male, il mio motore mica va a benzina, qualche d’uno mi passa una gomma da masticare e mi riprendo sputando a destra e sinistra peggio di un Lama! Se il buon Giorno si vede dal mattino siamo messi bene, siamo messi!! Nuvola Rossa scuote la testa, chissà cos’avrà pensato. Finalmente si fa la foto di rito, siamo in 26, ma quando sto scattando vedo Laura in lontananza, non ha capito che bisognava fare la foto di Gruppo tutti assieme, ci rinuncio. Poco dopo salgo sopra un cassonetto dell’immondizia per fotografare meglio, ma mi si ribalta sotto i piedi.

Il Tour TranSibillina: Partenza, via, foco alle stoppie, scatenate l’infermo insomma! Apre Nuvola ed io subito dietro. Ogni tanto mi fermo e faccio le foto. Arrivati a Castelsantangelo sul Nera si prende una strada sterrata eccezionale e panoramicissima che arriva fino Visso. Il Gruppo quasi s’ignuda, nel senso che fa un gran caldo e tutti si tolgono l’imbottitura da giacche e pantaloni. Prendiamo una splendida strada sterrata per il Farnio dove troviamo alcune lingue di neve lungo la via e ancora panorami da urlo. Le foto si sprecano e tutti i Ragazzi si divertono alla grande. Nuvola Rossa è bravissimo, tiene un passo decisamente turistico e gli basta un’occhiata per capirsi con le altre Guide, gia, le altre Guide, ne abbiamo 4 più Nuvola, mai visto delle Persone più pazienti e orgogliose di farci conoscere i posti in cui vivono. Questa cosa mi ha veramente colpito. Su un costone di neve mi metto a fare le foto e mi ribalto almeno tre volte, non riesco a star ritto manco a gattoni.

Continuando dopo un bellissimo alto piano si prospetta il paradiso terrestre, una serie di tornanti in discesa con il Lago di Fiastra sullo sfondo. Nemmeno nei sogni più belli riusciresti ad immaginare un luogo di tale bellezza. A malapena riesco a guardare la strada perché se questo non è il Paradiso non è che poi ci manchi tanto. Nuvola ci regala la ciliegina sulla torta portandoci su una specie di terrazza costituita da un prato enorme e tutto intorno panorami a non finire. Il Lago di Fiastra si vede dall’alto piccolo come un fazzoletto azzurro in mezzo ad una verde primavera, i Paesi arroccati costituiscono un pezzettino di Vita Umana in mezzo alla Natura più incontaminata e tutto questo in un contesto di sole primaverile e cielo terzo come poche volte succede in Montagna. Ormai sono quasi commosso e non credo capiti qualche altra cosa di così straordinaria bellezza e invece mi sbaglio. Due bellissimi sterrati, un'altra terrazza dove si vede persino il Mare Adriatico a sinistra, ed il Corno Grande della Catena Montuosa del Gran Sasso in Abruzzo a destra.

Altro sterrato in salita per finire nel Rifugio Sibilla a circa 1600m di altitudine mi da la botta finale. Nel salire al Rifugio rischio un paio di volte di cadere giù dal dirupo e davanti a me Elver fa la stessa cosa, no, non ci siamo ingarellati cari Ragazzi, ma procedendo a due allora invece di guardare dove mettiamo la ruota anteriore i nostri occhi si perdono nell’infinità di questi stupendi panorami che non hanno mai fine. Tutto intorno è bellezza diceva Orfeo, due occhi non bastano, ed aveva ragione. Solo ora me ne rendo conto. Sul Monte Sibilla, da cui prende il nome la Catena Montuosa dei Sibillini, ci fermiamo a mangiare. Proprio nel centro delle magie e leggende del Parco Nazionale. La Grotta della Sibilla e quindi il suo Regno dista pochissime centinaia di metri da dove stiamo mangiando, una Fata buona secondo una leggenda. Oppure una profetessa, una maga alcina, che era stata esiliata in un punto orribile dei Monti Sibillini, esattamente alla bocca dell'inferno che fosse incapace di morire fino al giudizio universale in quanto si era ribellata a Dio.

Leggende: Un cavaliere errante francese, Antoine De La Sale, fece una escursione alla Grotta della Sibilla nel maggio del 1420, e sulla base di alcune testimonianze ci racconta: la grotta aveva un entrata angusta, un masso ne ostruiva il passaggio, per cui era necessario scendere carponi verso l'interno. Subito si incontrava un vano quadrato scavato nella roccia, attraverso il quale filtrava appena qualche raggio di luce. Per proseguire bisognava infilarsi su uno strettissimo tunnel, che correva a precipizio nel cuore della roccia. Antoine De La Sale non proseguì oltre il vano quadrato, altri giovani di Montemonaco avevano proseguito oltre, muniti di lunghissime corde, di fiaccole, di pietre focaie e di viveri per cinque giorni. Essi scesero per circa tre miglia lungo il tunnel che allungandosi diventava poi un ampio corridoio. Il silenzio era di tomba, il buio densissimo. A un tratto un vento violentissimo irruppe da una fessura che tagliava la caverna.

I cinque giovani non furono in grado di fare un passo avanti, rischiavano di essere rapiti dal vortice come fuscelli. Le raffiche di vento li respingeva e raggelava, ed essi, abbandonata ogni cosa scapparono inorriditi. Altri curiosi erano stati in grado di superare la foce del vento, un prete sempre di Montemonaco un certo Antonio Fumato, aveva accompagnato due tedeschi molto più in là della vena del vento, secondo la narrazione del prete il vento cessa dopo circa 30 metri, si continua a camminare facilmente fino a quando non ci si imbatte in un ponte di materia misteriosa, lunghissimo e non più largo di un piede, sotto il ponte si apre un baratro senza fondo, percorso da un fiume fragorosissimo, ma ecco il magico incanto appena uno mette piede sul ponte, questo si allarga, e sempre più l'abisso rimpicciolisce il fragore del fiume progressivamente si spegne.

Al di là del ponte la grotta si apre in un pianoro che sembra una galleria fantasmagorica attraversata da una strada comodissima, dove questa termina ci sono due dragoni l'uno di fronte all'altro scolpiti su materia scintillante, vivissimi nelle forme magiche, ma immobili nella loro suprema solennità, i loro occhi sono luminosissimi fari che rischiarano tutt'intorno. Oltre i due dragoni si apre un corridoio strettissimo lungo cento passi, che immette su uno spiazzale quadrangolare. Lì sono due porte in metallo che sbattono violentemente l'una contro l'altra, tanto che schiaccerebbero chi le volesse attraversare, i due tedeschi tentarono di varcarle precipitosamente e vi riuscirono, ma il prete li attese invano per lungo tempo. Un cavaliere che veniva dalla Germania con il suo scudiero, di ritorno dal suo fantastico viaggio nelle viscere dell'antro, narrò che dopo le porte metalliche, vi è una porta fastosissima e che la grotta, quasi fosse di cristallo, brilla di mille luci riflesse al chiarore delle torce quand'ecco una voce maliziosa li raggiunge e li interroga.

Alla risposta del cavaliere le porte si aprono, e una Regina scintillante, con una moltitudine di damigelle e di giovani, lo accoglie festosa, tra lo sfolgorio abbagliante di vesti e di gioielli, è il paradiso della Sibilla, la regina ricolma il cavaliere tedesco di squisitissime gentilezze e lo conduce per sale scintillanti. Nella leggenda del cavaliere detto il Guerin Meschino scritto da Andrea di Barberino nel 1410, il cavaliere è alla ricerca dei genitori, e sapendo che la Maga Sibilla era una profetessa, era l'unica a conoscere chi erano i suoi genitori, raggiunse la grotta e vi rimase un anno, la Sibilla allietava il cavaliere in tutti i modi possibili, ma non doveva superare il 365 giorni, altrimenti sarebbe rimasto nella grotta fino alla fine dei tempi e avrebbe perso la sua anima, così riuscì ad andare via dalla grotta e a trovare i suoi genitori.

Pomeriggio di Sabato 3 Maggio 2008: Non curanti delle leggendarie storie che avvolgono questo posto iniziamo a mangiare intorno alle 15:00 dopo circa 140 km dalla partenza. Il Vino rosso servito a Fiumi, antipasti e formaggi buonissimi, tre primi a sfascio, una gustosissima frittata ai funghi e un bel dolce ci danno il colpo di grazia. Nuvola prende una bottiglia di grappa e vuole fare il bicchiere della staffa, ma ogni quarto d’ora si vuota una bottiglia e gli occhi diventano sempre più lucidi. Marco con i suoi 135 Kg ringrazia di cuore tutto questo ben di Dio e Renatone non è da meno, anche Elver che zitto zitto si mangia tutto e di più, consapevole che una volta rientrato a Casa sarà messo a dieta dalla zelante Moglie. Foto di Gruppo ed a trafalcioni ripartiamo verso la fine del Nostro Tour. Alla fine chi è partito dal Rifugio come me ed è ritornato avrà percorso circa 200 km di strade fantastiche con panorami a dir poco eccezionali. E’ proprio vero che in questo Mondo siamo di passaggio, passa il tempo, passa la Vita, ma rimane sempre la magia di questi luoghi indimenticabili e selvaggi.

Ringraziamenti: a Nuvola per il fantastico e panoramicissimo Giro che ci ha organizzato ed anche per avermi sopportato quando m’impunto nell’insistere di restare su percorsi facili, il che per un Guerriero come lui non è proprio da poco. Un ringraziamento particolare va anche alle altre bravissime Guide, soprattutto nell’essere molto pazienti a star dietro a chi era più lento; veramente molto molto bravi, i miei complimenti!! A Manè e Signora per la grande passione che hanno dimostrato, specie la Donzella. A Renatone per quel qualcosa che non riesco ad esprimere a parole, ma glie lo vedo stampato in faccia dall’inizio alla fine di ogni Tour. Praticamente lo vedo come un bimbo, si trasforma da rispettabile titolare di una Signora Azienda a un bricconcello che gioca con la Motoretta esattamente come quando aveva 12 anni, incredibile. Ai fratelli Bassi per esistere. A Renzo, Enrico e Giulia per le risate che mi hanno fatto fare alle 02:00 della notte mentre la Belva ululava inferocita.

A Laura per quello che è, una Donzella completamente disorganizzata che vive l’Avventura come viene, della serie: qualche Santo provvederà! Insomma a me fa morire dal ridere: ma ve l’ immaginate alle 2 della notte, col cellulare in panne, una che ti suona il clacson dell’Auto fuori del rifugio ? Quando è arrivata in camerata ha svegliato i pochi che erano riusciti a addormentarsi e come se non bastasse la mattina la motoretta non parte, vabbè è la batteria, poi finisce la benzina dopo 2 km !! Ragazzi, questa è peggio di Fabbio, se non ci fosse toccherebbe inventarla! A Signo e tutti quei pazzi di Roma che si sono sparati Km e Km per partecipare a questo Giro senza fermarsi a dormire. A Gino, il gestore del Rifugio Forca di Presta per il trattamento ricevuto.

A Sant’Ermete, il protettore di Moto in Fuoristrada, per averci fatto trovare una giornata eccezionale sotto tutti i punti di vista e nessun problema alle nostre Moto, manco una foratura o una caduta. Insomma un Tour perfetto !! Un ringraziamento anche a tutti gli altri Ragazzi per la grande simpatia dimostrata. Per concludere faccio le mie più sentite condoglianze a Paisanello che ha perso qualcuno di veramente caro, purtroppo la vita è questa e non ci si può fare nulla se non quello di provare a vivere con un briciolo di dignità e continuare a lottare fino che ci sarà concesso di vivere. Forza e coraggio Massimiliano, vedrai che quello che lo sfortunato malcapitato non è riuscito a fare da quaggiù lo farà da lassù, di questo ne sono certo ! Alla prossima Ragazzi, ci vediamo al Coast to Coast !

Gino Chiuppesi